Suor Maria Repetto


Figlia spirituale di Santa Virginia agli onori degli Altari

La Beata MARIA REPETTO, dai genovesi chiamata "monaca santa", nacque a Voltaggio il 31 ottobre 1807, dal notaio Giovanni Battista e da Teresa Gazzale. Nella giovinezza si distinse per la soda educazione cristiana e per un'operosa carità chela trasformava in solerte samaritana per qualsiasi necessità. A 22 anni entrò tra le Suore di N.S. del Rifugio in Monte Calvario (Brignoline), dove mantenne per sessant'anni, in un crescendo continuo di spogliazione, un tenore di vita che conciliava mirabilmente i doveri della vita consacrata con l'esercizio di una delicatissima carità.

Nel1835 e1854 corse ad assistere i malati di colera nei lazzaretti di Genova. Compì con molta semplicità ed amabilità di modi l'ufficio di portinaia, attraendo innumerevoli bisognosi, ai quali donava con il pane, consiglio e conforto. Esortava tutti a ricorrere con fiducia all'intercessione di San Giuseppe, che la ripagava con molti favori. Suor Maria mirava specialmente alla salvezza eterna di chi l’avvicinava e impiegava a questo fine tutti i mezzi che la carità le suggeriva, avvalorandoli con la preghiera continua e molta penitenza. 

Morì a Genova il 5 gennaio 1890, con l’alleluia sulle labbra.



Omelia del Santo Padre Giovanni Paolo II per la Beatificazione, 4 ottobre 1981.


"Maria Repetto, a 22 anni, entra a Genova nella Congregazione delle Suore di N.S. del Rifugio in Monte Calvario. Nelle numerose e gravi epidemie di colera che si abbattono sulla città, ella corre intrepida al capezzale dei malati. La fama della «Monaca Santa» cresce ogni giorno e, quando assume l'ufficio di portinaia, ella continua a donare i tesori della sua alta spiritualità a quanti a lei accorrono per aiuto e consiglio. Maria Repetto fin dalla giovinezza ha appreso e vissuto una grande verità, che ha trasmesso anche a noi: Gesù deve esser contemplato, amato e servito nei poveri, in tutti i momenti della nostra vita. Essa dà tutto ciò che ha: i suoi risparmi, le sue cose, la sua parola, il suo tempo, il suo sorriso. "Servire i poveri di Gesù", era il programma del suo Istituto; programma che essa realizzò nei 60 anni di vita religiosa, servendo anzitutto Gesù, crescendo nella perfezione dell'amore, ricordando a stessa: "prima di tutto essere religiosa!" e servendo i poveri, perché Cristo vive nei poveri.

San Francesco da Camporosso, chiamato dai genovesi "il Padre Santo", mandava a lei, la "Monaca Santa", persone di ogni estrazione sociale, bisognose di aiuto e consigli, l'umile frate cercatore, canonizzato nel 1962, e l'umile suora portinaia, che oggi sale agli onori degli altari, furono nel secolo scorso, i due poli della vita religiosa di Genova.

Maria Repetto era sempre lieta e serena e si rallegrava di tenere il cuore aperto, più della porta del convento, e di dare, dare sempre, dare tutto. E questa gioia della sua donazione a Dio culminò nella sua morte: col sorriso sulle labbra, la Beata pronunciò le sue ultime parole, che sono un inno di giubilo alla Madre di Dio: "Regina coeli, laetare, alleluia!"

  

  Card. Giuseppe Siri, Arcivescovo di Genova

"La piccola Suora divenne un punto di riferimento, un polo di attrazione per l’intera Città. Era conosciuta da tutti col semplice appellativo di «Monaca Santa». Con Lei il locale della portineria diventò parlatorio, ufficio, dispensario, consolatorio, teatro di scene semplici e commoventi, nelle quali il Cielo ebbe la sua parte. La portineria e la portiera divennero per lunghi anni una cosa straordinaria agli occhi di tutti. Tutti vedevano ed udivano, ma la umiltà della singolare portinaia sviava il più possibile la ricerca di chi voleva approfondire le ragioni di tanto frusciare d'ali angeliche. Un punto non riuscì a celare Maria Repetto: la Sua devozione a San Giuseppe e quanto il Santo Custode della Divina Famiglia stesse al gioco meraviglioso di questa anima semplice. Tra i due correva un rapporto, che gli episodi riveleno col sapore di autentici fioretti.

I fatti riferiti sono autentici. Il processo informativo sulla Beata Maria Repetto è cominciato presto ed ha potuto raccogliere colla serietà del suo procedimento quasi tutto dai testimoni diretti, allora viventi. La storia, sì, ha il profumo e le sfumature delle narrazioni, che la finzione umana dà alle leggende, ma qui non è leggenda: tutto è documentato.

La piccola Beata fari vivere intorno a sé un mondo fatto di cose comuni e splendide, nel quale dolori e pianti diventano decoro, dove non sfigura la povertà, dove la semplicità ha il primato e dove aurore e tramonti rimangono quali li ha voluti Dio."