Le prime figlie


Nel 1644, proprio 369 anni fa, uno stuolo di giovani invase le corsie dell'ospedale Pammatone, a Genova, per dedicarsi alla cura degli infermi.

Erano ventuno: le inviava la fondatrice del loro Istituto, Virginia Centurione Bracelli, appartenente a una famiglia di dogi, fra le più cospicue e potenti a Genova, ricchissima; una donna che con intelligenza e tenacia aveva rivoluzionato i metodi di assistenza del tempo, giungendo a concezioni modernissime; eppure anima umile, dolcissima, materna, tutta presa di Dio. Questo suo totale coinvolgimento coi poveri, spinto fino all'eroismo e il suo mistico trasporto per il Signore, la faranno assurgere, nel 1985, alla gloria degli altari, quando sarà proclamata beata, da papa Giovanni Paolo II, a Genova.


Le suore nel loro primitivo abito francescano        

Le "figlie" dell'Istituto da lei fondato di Nostra Signora del Rifugio in Monte Calvario erano come lei, avevano una carica di fuoco e di ardimento come poche donne a quei tempi; erano valorose ed umili, silenziose e straordinarie. Presero possesso delle corsie di Pammatone e non le abbandonarono più, salvo un breve periodo, nell'800, quando, incredibilmente, il governo francesizzante di allora volle sostituirle con le Suore della Carità, fondate dal santo francese Vincenzo de Paoli; ma poi la popolazione reclamò le sue "rondanine", dette anche Brignoline (da Emanuele Brignole, uno dei primi Protettori dell'Istituto ); ed esse tornarono, senza rivendicazioni, riprendendo il loro servizio fra chi era colpito anche da infermità repellenti. Erano ventuno, ma furono presto decimate.


La Vergine del Rifugio venerata dalle prime figlie ritratte nel primitivo abito. Tela di Giovanni David 1743-1790



53 sorelle Martiri di Carità nei lazzaretti, della peste 1656-57

Padre Antero Maria di S. Bonaventura, agostiniano scalzo, loro contemporaneo, scrittore di agiografie secentesche, le conobbe, le apprezzò, colse l'immediatezza di alcuni loro episodi edificanti e li trascrisse, in modo umile e semplice, conservando nel tempo il ricordo e lo stile di queste sorelle, che silenziosamente hanno suggellato le pagine più belle dell'assistenza nei lazzaretti e negli ospedali genovesi.

Nelle pagine del suo libro "Li Lazaretti della città e Riviere di Genova del 1657" compaiono le figure soavi di Maria Tramonti, Geronima Viceti, Virginia de Martini e tante altre; autentiche eroine che servivano le malate, "come se fossero principesse e regine", che affrontavano il contagio e le atroci cure del tempo, con serenità, quasi con noncuranza, sicure di dover piacere solo a Dio, loro unico amore. Sono volti e persone indimenticabili di cui Padre Antero ci offre preziosa testimonianza.


Maria Romanelli Pezzi